Leader ed economia

Novembre 16, 2009

Il 20 gennaio 2008, durante la cerimonia d’apertura della Facoltà di Amministrazione “Antonio Meneghetti” presso il Distretto di Recanto Maestro (RS – Brasile), uno dei relatori ha sottolineato il fatto che “con questo evento si vuole iniziare un’alternativa di avanzato pensiero economico, razionale, politico, cioè iniziare a formare il leader operativo di intelligenza all’interno dell’economia, della politica, etc. Non che sia il risolutore, ma il leader che capisce il gioco poi può agire in modo più funzionale nel proprio campo d’interesse. Alcuni premi Nobel sostengono che nelle scelte economiche entrano in gioco anche dei fattori irrazionali e che quindi non è possibile prevedere al 100% dove condurrà la decisione di un CEO, etc. Per questo è importante iniziare a formalizzare una scuola che dia la trasparenza dei diversi piani, delle diverse interferenze”.

Istinto

Ottobre 16, 2009

L’istinto è un ordine specifico per l’identità naturale dell’individuo.
Istinto significa l’ictus, il lancio prioritario. In questo darsi plastico dell’In Sé in ambiente, dopo un dato primario di amebicità reciproca, si sviluppano dei rapporti prioritari di sinonimo di maggior egoismo, di maggior realtà tra ambiente ed individuo. I rapporti più forti tra individuo ed ambiente costituiscono gli istinti base della vita. Questi sono forti e gerarchici gli uni sugli altri secondo l’interazione basilare per la sopravvivenza delle individuazioni storiche.

Psicologia del leader

Settembre 11, 2009

Il leader è colui che sa servire, che sa far funzionare l’armonia dei rapporti tra gli operatori del contesto aziendale o altro, perché ci sia il massimo di produzione specifica o risultato integrale.
Il leader è il centro operativo di più relazioni e funzioni, è colui che sa individuare la proporzione di come si muovono i rapporti della vita e sa applicare, situazione per situazione, la formula giusta per risolvere e realizzare economicamente, politicamente e socialmente.
Un leader può essere un capo, ma un capo non è sempre un leader.
La consulenza nell’ambito imprenditoriale è la dimostrazione di come la scienza possa diventare uno strumento operativo a disposizione del leader.

per info: www.ontopsicologia.org

The school of a Leader

Agosto 6, 2009

Undoubtely, being a leader today is one of the main characteristics of individuality, and that is also a huge goal. The word leader has many meanings, and it often implies a lack of correspondence between the meaning and the subject who represents it.
After being a successful therapist for years, at the beginning of the 80s Meneghetti decided to develop the field of leadership according to the ontopsychological school (see the book “The psychology of a leader”).
According to Antonio Meneghetti, “whatever his field of action may be – financial, economical, political, entrepreneurial, medical, etc., a leader is a providence of the spirit in the world, and as such he can help people. He is the one who, through his own successful egoism, achieves social good for everybody. In so doing, he creates wealth and helps thousands of people, being a stimulus for society and helping progress”.
These are the bases on which Professor Antonio Meneghetti created a school for the training of leaders who operate in many social fields (politics, economics, art, etc) through the authentication of the intellectual and creative potential.
The best way of training is the Residence, i.e. a residential stage which lasts a few days, with theoretical and practical lessons, on contact with a clean nature.
Of course, Lizori is the perfect habitat to host people coming from all over the world.
Together with a natural and hospitable landscape, the halls and rooms of Lizori retain an atmosphere of sand and stone, making them ideal venues for hosting post degree courses and other activities.

Viviamo innegabilmente in tempi di cambiamento febbrile che esigono performance e risultati sempre all’altezza. Molti manager sanno di dover cambiare per non restare indietro nel mondo globalizzato, ma non hanno idea di come farlo.
Il lavoro del leader deve essere quello di rendere possibile il cambiamento. Ma che tipo di leader può affrontare tutto questo?
Peter Drucker, uno dei guru del management, una volta disse di aver commesso un grave errore nella propria vita: avere insegnato ai manager a gestire i collaboratori invece di aiutarli a gestire se stessi. Questa affermazione si motiva da un principio che è alla base della leadership: non si può parlare agli altri se non si parte prima da sé.
Negli ultimi anni si è andato sviluppando il concetto di una nuova leadership, fondata sulle relazioni e sullo sviluppo delle competenze emotive. Utilizzare le proprie competenze emotive vuol dire: attingere alle proprie emozioni per ottenere più informazioni e prendere con maggiore consapevolezza decisioni importanti e complesse.
“La vita ci pone continuamente di fronte a delle scelte e ogni volta possiamo scegliere se agire in preda al nostro inconscio oppure comportarci intenzionalmente e con consapevolezza”. È questo il senso di essere emotivamente intelligenti secondo Joshua Freedman, uno dei seguaci di questo nuovo approccio.
Gli esperti del settore affermano che non siamo di fronte all’ennesima moda manageriale, ma ad una pratica che può aiutare a riportare la persona al centro dell’agire organizzativo.
Nonostante si diffondano sempre di più training sullo sviluppo delle competenze emotive, chi opera tutti i giorni in impresa o azienda non può fare a meno di rilevare che non esiste un metodo preciso e concreto che spieghi come accedere a questo “mondo delle emozioni”, come poterle decodificare e quindi gestire momento per momento con padronanza razionale. Alla fine, tutto sembra lasciato a delle “misteriose” capacità che alcuni riescono spontaneamente ad utilizzare più di altri; ma se si chiede a questi “iperdotati” di provare a verbalizzare o spiegare come facciano, i conti non tornano mai. C’è dell’altro che sfugge ad ogni tentativo di inquadramento logico.

uomo normale

Giugno 12, 2009

L’Ontopsicologia afferma come l’uomo sia “macchina” e passivo non per una sua scelta consapevole, ma per un’ignoranza inconscia. Non è il conformarsi apparente con gli altri a determinare la sua condizione di soggetto passivo, ma quello di non saper distinguere dai suoi valori interiori i condizionamenti esterni che ha introiettato.
L’Ontopsicologia, come la Memetica, mostra come il sistema non sia qualcosa di esterno, ma sia in realtà un costrutto interno all’individuo. Per questo anche se teoricamente la grande maggioranza di persone rivendica il diritto e il desiderio di voler crescere e realizzarsi in modo indipendente, di fatto la gran parte delle persone si uniforma al sistema, senza saperlo. La chiave è nelle idee, nei memi. Esistono condizionamenti esterni che l’individuo scambia per valori interiori, ed è pronto a lottare per difenderli anche e soprattutto nella sfera individuale.
La scienza ontopsicologia ha inoltre scoperto che la causa che riduce l’essere umano a vivere in modo passivo e meccanico è la stessa che porta l’uomo alla patologia. È sempre il monitor di deflessione. Se si seguono le indicazioni del monitor di deflessione, l’uomo si riduce ad essere l’“uomo-macchina” dei comportamentisti o l’“uomo-sistema” della Memetica. Un soggetto passivo che, interiorizzando valori esterni non coerenti con la sua natura, ha interiorizzato il sistema, senza esserne consapevole.
Dall’altra parte, anche prendendo a riferimento l’uomo “normale”, l’Ontopsicologia verifica come lo stesso criterio che porta il malato alla guarigione, l’In Sé ontico, indirizza il “normale” alla realizzazione esistenziale.

Berlino, 20 – 25 luglio 2008

A Berlino dal 20 al 25 luglio 2008 si è tenuto il XXIX Congresso Internazionale di Psicologia.

In sei giorni di congresso si è potuto assistere ad oltre 7000 contributi tra workshop, simposi, letture, presentazioni orali e poster, dibattiti e conferenze tenuti da accademici e professionisti provenienti da più di 60 paesi del mondo. A migliaia le presenze registrate all’International Congress Centrum per l’evento promosso dalla International Union of Psychological Science (IUPsyS) con la collaborazione della German Federation of Psychologist’ Associations, un congresso che la stampa tedesca ha definito come la più grande manifestazione di tutti i tempi. Centinaia gli argomenti trattati nelle decine di categorie, tra le quali: teorie e discipline psicologiche, ricerche e metodi statistici, processi di sviluppo, psicologia dell’educazione, psicologia sociale, psicologia della salute, consulenza psicologica e psicologia politica.

“Il XXIX Congresso Internazionale di Psicologia – ha dichiarato il prof. Peter A. Frensch, presidente dell’ICP2008, nei giorni precedenti l’apertura dei lavori – coprirà ogni campo della moderna ricerca scientifica sulla psicologia e si presenta fin d’ora come il meeting del settore più importante per l’anno 2008. Sono felice di poter dire che sono presenti i più rappresentativi nomi della ricerca scientifica mondiale.”

L’appuntamento quadriennale, che nel 2004 si era tenuto a Pechino, quest’anno ha avuto luogo in Germania, paese nel quale grandi nomi della psicologia hanno scritto importanti pagine di storia. Wilhelm Wundt, nato e vissuto in Germania, che nel 1879 fondò ufficialmente la scienza psicologica (separandola dalla fisiologia), con l’istituzione del primo laboratorio di ricerca a Lipsia; Kurt Lewin, pioniere della psicologia sociale e sostenitore della psicologia della Gestalt; Edmund Husserl, padre della fenomenologia trascendentale, che studia a Lipsia, si laurea a Berlino e per gran parte della sua vita insegna filosofia all’Università di Friburgo; Theodor Lipps che ottenne il dottorato a Lipsia con Wundt e che, acquisite le Ricerche Logiche di Husserl, contribuì alla diffusione della fenomenologia a Monaco; Gustav Fechner, fondatore della psicofisica. Quando la IUPsyS ha accettato l’offerta della Germania di ospitare il XXIX Congresso Internazionale di Psicologia – ha dichiarato il presidente della Union, prof. Bruce Overmier – era consapevole di tornare nella terra di Stumpf, Wundt, Hering, Weber, Fechner, Ebbinghaus, pionieri della psicologia, una ricca tradizione che è arrivata fino ad oggi, sottolinea Overmier. Per scrivere ancora nuove pagine.

In questa cornice, il 22 luglio abbiamo avuto l’onore di ascoltare la conferenza magistrale dal titolo “The integration of scientific knowledge: Ontological knowledge and consciousness” tenuta dall’Accademico prof. Antonio Meneghetti, fondatore dell’Ontopsicologia, presentato dalla prof.ssa Larissa Tsvetkova, Decano dell’Università Statale di S. Pietroburgo, dalla dott.ssa Victoria Dmitrieva, direttrice della Cattedra di Ontopsicologia della Facoltà di Psicologia dell’Università Statale di S. Pietroburgo, e dalla prof.ssa Natalia Grishina, della stessa Facoltà. Presenti inoltre rappresentanti delle Associazioni Internazionale, Europea, Slava e Brasiliana di Ontopsicologia.

In apertura della conferenza, all’attenzione dei numerosi psicologi, studiosi, giornalisti, professori e ricercatori che gremivano la sala, il prof. Antonio Meneghetti presenta un fatto chiaro nel contesto: oggi la psicologia e la psicoterapia che si insegnano nelle università e nei congressi sono ancora sconfitte dal sintomo. Con “sintomo” il relatore intende tutte le fenomenologie di ciò che è nevrastenia, nevrosi, schizofrenia ma anche la psicosomatica terminale, l’AIDS e tutti gli effetti della depressione. “La tesi fondamentale di una scienza è quella di capire e dominare il proprio oggetto di studio, e se il sintomo resta integro, o addirittura è evolutivo, è nulla la capacità della ricerca scientifica.”

Oggi la medicina, con la neurologia e con la psichiatria, sta occupando l’intelligenza umana. Ciò è dovuto non tanto ai meccanismi del business mondiale della medicina, quanto alla sconfitta per incapacità di coloro che avrebbero invece dovuto essere psicologi dimostrativi.

Quando a una persona viene chiesto di assumere un ruolo di leadership o una nuova posizione di leadership, le reazioni possono essere differenti da individuo a individuo. Non esiste un metodo che vada bene per ogni occasione. Ogni momento di transizione coinvolge realtà culturali differenti. Quello che viene richiesto al leader è di mettere in campo capacità di analisi, strategia, visione di breve e lungo periodo, delega e corretta comunicazione. Tali capacità possono essere innate o possono essere state consolidate con l’esperienza. Ma è corretto affidarsi all’esperienza per affrontare tali situazioni? E se la persona che è stata designata per un nuovo ruolo di leader non ha esperienze pregresse, come può affrontare il periodo di transizione?

Psicologia del leader

Marzo 19, 2009

Il leader è colui che sa servire, che sa far funzionare l’armonia dei rapporti tra gli operatori del contesto aziendale o altro, perché ci sia il massimo di produzione specifica o risultato integrale.
Il leader è il centro operativo di più relazioni e funzioni, è colui che sa individuare la proporzione di come si muovono i rapporti della vita e sa applicare, situazione per situazione, la formula giusta per risolvere e realizzare economicamente, politicamente e socialmente.
Un leader può essere un capo, ma un capo non è sempre un leader.
La consulenza nell’ambito imprenditoriale è la dimostrazione di come la scienza possa diventare uno strumento operativo a disposizione del leader

per info visita FOIL

L’ Apprendista Leader

Febbraio 20, 2009

Dopo l’Arte di Vivere dei Saggi , un testo che apre un fresco ripensamento sul dono e progetto della vita, in questo libro l’autore spiega ai giovani gli aspetti storici che concretizzano la tecnica che un futuro leader deve sapere per realizzarsi. Dopo la propria anima, esiste la società con i propri sistemi. Il giovane superiore deve saper utilizzare questi aspetti, sistemi o regole del gioco.
Questo libro senz’altro sarà la prassi viva di quel giovane che ha deciso di essere leader nel sociale.

Antonio Meneghetti
pagg. 144
f.to 14,5 x 20 cm
prezzo € 30
ISBN 88-88742-06-9